Ho Paura

La Chiarezza con cui vedo il mio Percorso mi terrorizza!

Anche se pensavo che la Chiarezza mi avrebbe donato Sicurezza e Centratura... non Paura!

È tutto chiaro, è tutto scritto!

Non devo fare altro che rimboccarmi le maniche e seguire il sentiero.

Ma ho paura.

Ho varie paure.

Abitano il mio corpo e mi parlano da lì,

perché la mia mente le ignora deliberatamente.

Prima di tutto c’è la paura di fare! 

Questa paura si attenua ogni volta che mi metto all’opera. 

Proprio il fare la dissolve. 

Se invece rimando o do la precedenza ad altro,

(che pure é importante e spesso anche più urgente)

cresce a dismisura,

fino a togliermi il respiro stesso!

 

E ho voglia di dirmi: Respira! 

Non funziona. 

Più me lo ripeto e più soffoco.

Poi c’è una paura che trasforma in un attimo la mia materia grigia in un blocco nero ed informe, incapace di pensare. 

Tutta la chiarezza svanisce. 

Non vedo più quel percorso che un attimo prima era chiaro e netto.

 

Questa é la paura che quello che farò non funzionerà. 

Che sarà l’ennesimo tentativo fallito,

che mi lascerà esattamente dove sono

e dove so di non voler rimanere.

Subito dopo arriva ancora un’altra paura,

quella che mi blocca lo stomaco e me lo stritola

come un guanto di acciaio che stringe con forza crudele e assassina.

 

Questa é la paura che quello che farò funzionerà. 

La paura di aver successo, come si suol dire. 

È la paura che tutto possa cambiare. 

È la paura di non riuscire nemmeno ad immaginare chi sarò quando quello che sto realizzando funzionerà come so che potrà funzionare!

Chi sarò io quando non sarò più quella che é abituata a stare sempre in abiti stretti e logori? 

Chi sarò io quando non dovrò più sopportare di sacrificarmi per risultati insoddisfacenti? 

Cosa perderei se domani smettessi di essere la persona che “resiste”, che “tiene”, che “si arrangia”?

Chi sarò quando potrò incarnare quel “Gigante” che sento dentro di me e che spinge e reclama il suo spazio?

E ancora più giù  nelle viscere, nell’intestino ecco un peso che m’impedisce di muovere anche un solo passo.

Ecco un’altra paura... antica, primordiale e forse neanche mia! 

La paura di prendermi responsabilità degli altri.

 

Perché qualunque scelta, qualunque azione ha ricadute non solo su me stessa, ma sul mondo attorno a me e su tutte le mie connessioni.

Mi piacerebbe tanto far finta di non vederle tutte queste paure. 

Mi piacerebbe poter ignorare i messaggi chiarissimi ed inequivocabili che il mio corpo mi manda.

Se solo potessi far finta di nulla, potrei crogiolarmi in un infinito: Non mi sento un granché oggi. Vediamo domani come va!

E  a questo punto arrivano sensazioni di noia e di morte, un senso di inutilità e di spreco e mi riempiono rapidamente. 

Cosa diventa il tempo, cosa é la vita se incominci a trascinare i piedi e a camminare curvo sotto il peso delle paure senza guardarle in faccia, senza trasmutarle, senza liberare l’energia che bloccano?

Guardo fuori. 

Piove tanto. 

Il cielo é carico di nubi scure.

Pioverà ancora tanto. 

E a lungo.

Ad un certo punto mi sento sospirare. 

Mi fermo.

Quel sospiro ha riportato un po’ d’aria nei miei polmoni.

È un dono inatteso.

Quel sospiro diceva: così è!

Questo è quello che c’è oggi.

Quel sospiro é il respiro ed il suono di ciò che provo.

Sospiro di nuovo, un po’ più rumorosamente e con maggiore intenzione.

E poi ancora ed ancora e sento la gola aprirsi.

Porto l’attenzione dentro.

Vedo  una struttura interna che tiene.

Non perfetta, non immacolata, ma solida.

Ci sono valori che non si piegano al rumore di fondo e che non cercano approvazione.

Ci sono parti mature, abituate a stare dritte anche quando il carico aumenta.

Parti che sanno scegliere e restare anche dopo la scelta.

Non sto chiedendo il permesso a nessuno. 

Non sto aspettando un segnale in più.

Sto riconoscendo una postura.

E quando la postura è giusta,

il passo non è più una sfida: è una conseguenza.

E allora non cerco più di liberarmi della paura. 

Non provo nemmeno a convincermi che passerà.

La guardo. 

La sento. 

La porto con me.

E faccio comunque un passo.

Uno solo.

Piccolo, reale, imperfetto.

Perché ho capito questo...

non è la paura che mi consuma,

ma la vita che non vivo mentre la evito.

Ed io oggi scelgo di non rimandarmi più!

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