Un'estate incandescente

Un’estate incandescente

Storia di stanchezza, attaccamenti e cambiamento.

A maggio avevo un programma di lavoro, un ruolino di marcia, con un obiettivo settato alla fine ottobre. 

Poi é iniziata questa estate e di nuovo ogni riferimento, ogni programma é miseramente saltato.

Il programma fatto includeva il trascorrere il mese di luglio in Salento.

Già a gennaio avevo prenotato un appartamento lì. 

Tra le mie richieste: buona connessione internet per lavorare, un materasso decente per la mia schiena da principessa sul pisello, interni freschi ed eventualmente anche raffrescabili. 

Mi é stato garantito che la connessione era ottima, il materasso nuovo ed ortopedico e che c’era un sistema di raffrescamento che funzionava alla perfezione.

Ottimo. Bella occasione per sperimentare questo famoso nomadismo digitale di cui si parla con tanto entusiasmo.

In Salento trovo delle temperature folli, molto più alte di quelle lasciate a casa. 

Prendiamo possesso della casa ed iniziano le sorprese: nel letto non c’è un materasso ortopedico nuovo, ma due vecchi materassi singoli per nulla ortopedici nè tantomeno nuovi, il sistema di raffrescamento consiste in un ventilatore ed un piccolo raffrescatore ad acqua parecchio rumoroso.

La ciliegina sulla torta potete immaginare quale sia: siamo in una specie di buco nero delle connessioni e dopo un paio di giorni in é chiaro che non esiste alcuna possibilità di risolvere brillantemente la cosa. 

Disponiamo di un minimo di copertura solo nella stanza da letto.

Mi adatto. 

Il letto diventa la mia scrivania e cerco di fare del mio meglio con quello che ho. 

Il lavoro diventa lentissimo, frustrante ed abbrutente. 

Inizio ad accumulare ritardo. 

Nonostante il mio orario lavorativo diventi ogni giorno più lungo. 

Ed ogni giorno sono sempre più estenuata.

Il caldo é opprimente: viene da fuori e viene da dentro. 

Emano fuoco da ogni poro. 

Di giorno non riesco nemmeno a mangiare: fa troppo caldo. 

Le gambe diventano due colonne di cemento armato. 

Sono piena di crampi. 

Cammino a fatica ed ho paura di avventurarmi sugli scogli e tuffarmi a mare: non mi fido del mio corpo, ho paura di cadere. 

Tanto anche il mare é un brodo caldo: stare a mollo non da il refrigerio sperato.

 

Di notte non riesco a dormire: fa troppo caldo, il materasso é scomodo, il raffrescatore rumoroso. 

Sono arrabbiata: con me stessa per essermi fidata e con chi mi ha affittato la casa per avermi fregato. 

Mi sento anche in colpa con il mio compagno per averlo coinvolto in questa follia.

Cerco di prendermela al meglio e di godermela per quel poco che é possibile e continuo a lavorare su tutto ciò che questa situazione muove dentro di me.

Nel frattempo verso fine luglio arrivano notizie inquietanti da una delle persone che più amo al mondo. 

Lei si chiama Mary Ann, comunemente nota come la mia mamma americana. 

Ci siamo conosciute nel 1980. 

Ero in America con una borsa di studio Intercultura per il programma di scambi culturali studenteschi ed ho vissuto con lei e John, suo marito per un anno. 

Spesso ho pensato che se sono sopravvissuta alla mia adolescenza é stato grazie a quell’anno passato con lei. 

È una donna splendida: amorevole, sorridente, accogliente, saggia. 

È stata l’angelo di tanti ragazzi, compresi due nipoti, rimasti orfani di madre molto piccoli.

Con Mary Ann ci scriviamo regolarmente.  

Mi fa capire tra le righe che John non sta affatto bene e scrive che uno dei nipoti, ha delle metastasi ai polmoni dopo avuto un tumore all’intestino due anni fa. 

Percepisco che quello che mi dice è la punta dell’iceberg, una minima parte di quello che sta accadendo.

Sento che devo andare da lei, che non può rimanere sola ora. 

Che non può affrontare tutto ciò da sola. 

So che John non lo troverò vivo, così come invece so di poter aiutare il nipote nel suo difficile cammino. 

Lo so non perché abbia particolari doti divinatorie o legga nel pensiero,

ma perché percepisco chiaramente i livelli energetici, ho imparato ad interagirci e a gestirli.

Le scrivo. Le chiedo se vuole che vada a stare qualche settimana con lei, le chiedo se posso dare una mano. 

Mi risponde che la mia mail é la risposta alla sue preghiere. 

E a quel punto non ho alcun dubbio.

La sua risposta però non mi ha fatto piacere. 

Vedo ancora una volta uno tsunami travolgere i miei programmi appena re-impastati.

Torno a casa dal Salento e mi preparo ad affrontare un agosto folle. 

Oltre a preparare la partenza, cerco di recuperare, almeno in parte, quanto rimasto indietro a luglio e di portarmi un po’ avanti prima di partire di nuovo. 

Ci riesco poco: lavoro a rilento. 

Sono estenuata. 

Il fuoco continua a bruciare dentro e fuori. 

Si ripete il copione del mese di luglio elevato al quadrato. 

Finisco di lavorare sempre più tardi sera dopo sera, non prendo mai un giorno libero. 

Nel frattempo lavoro su me stessa, chiedo aiuto ai colleghi con cui collaboro per raccogliere e riequilibrare quanto più posso, nel modo più rapido.

(Ebbene sì: anche i coach hanno i loro coach e tutor!)

E ad un certo punto, qualcosa scatta in me e mollo. 

Sono talmente estenuata che interiormente mollo su tutta la linea. 

Il ripassone generale di quest’estate sortisce i suoi effetti ed in un attimo lascio cadere gli ultimi illusori brandelli di avere il potere di controllare qualcosa. 

Lascio andare quel poco che rimane ancora in termini di attaccamento ai risultati, osservo il mio ego professionale e mi fa tenerezza.

Allora cambia il mio atteggiamento mentale. 

Continuo a fare del mio meglio. 

Ma senza avere più nessuna aspettativa. 

Sul fronte della salute, sono costretta a fare un ulteriore passo che rafforza le scelte già fatte… supero altri dubbi, altre paure… it’s another leap of Faith… stavolta é il mio cuore, inteso come muscolo cardiaco, non in senso figurato, che affido ai Maestri e al mio Team Invisibile. 

Ma questa é un’altra storia.

Smetto di fare la falena impazzita vicino alla candela. Ritrovo il mio centro, il mio intento.

Ritrovo il mio Scopo, la mia integrità, la mia genuinità, la mia vera voce. 

E ritrovo la mia pace ed un dono: quello della gioiosa giocosità. 

Ritrovo il mio umorismo e la mia auto-ironia.

Assecondo la velocità di questi tempi che non mi lasciano riprendere il fiato tra un movimento e quello successivo. 

Cerco di riposare di più, di ridere e sorridere di più, riprendo ad occuparmi del mio corpo.

Mi ricordo che questo salto vibrazionale l’ho chiesto e voluto anche io e quasi mi direi una cosa che ho detestato ogni volta che me l’hanno detta: “ti é piaciuta la bicicletta? E allora pedala!”

Ricordo a me stessa che questa é un’incarnazione fortemente karmica. 

Penso che la mia anima si sia sbilanciata un po’ troppo quando ha fatto il suo programma per quest’incarnazione, ma accetto che così é. 

Ne prendo atto ancora una volta e mi organizzo al meglio con quello che c’è.

Mi ricordo che questo é un addestramento, una scuola e che a volte é molto sfidante. 

E che gli insegnanti severi sono sempre stati quelli che ho amato di più, quelli che più mi hanno dato e da cui più ho imparato.

Mi fanno tenerezza il mio essere così abitudinaria, fragile e maldestra.

E continuo a mollare. 

Lascio andare sempre di più e sono sempre più divertita.

E noto che più mollo e più le mie sedute diventano potenti, trasformative ed evolutive e questo mi fa sentire grata, realizzata ed in linea con il mio servizio.

Abbatto vecchi limiti e stabilisco nuovi confini. 

Sento una vibrazione purissima di amore, connessione e gratitudine e gioia talmente potente da non riuscire quasi a reggerla fisicamente.

All’improvviso, ricordo anche perché il risveglio deve essere necessariamente graduale: se avvenisse all’ improvviso il corpo non reggerebbe. 

Ed invece noi siamo qui per ritrovare la nostra connessione divina partendo dalla dualità. 

Portando lo Spirito nella materia e la materia nello Spirito.

Ed ora, mentre sono a più o meno a 8000 km da casa e a mezzanotte sono ancora qui a scrivere, sono totalmente in pace e grata a quest’estate infuocata che mi ha portato fino a qui. 

Sono grata a me stessa per essere diventata così rapida a lasciar andare le mie resistenze ed i miei attaccamenti. 

Sono grata perché sento aldilà di ogni ragionevole dubbio che il miracolo sono io, la mia guarigione totale sono io.

Io che procedo a passo sempre più spedito verso la mia anima. 

Parte seconda

Cambiamento, doni e prosperità.

Le medaglie hanno sempre due facce, anche se spesso noi tendiamo a vederne solo una.

Tutto ciò che é arrivato assieme a questo fuoco estivo é stato in perfetta risposta alle mie preghiere, segni divini per confermarmi che ero sul giusto sentiero. 

Quando le cose s’inceppano e non fluiscono vuol dire, invece, che sono andata fuori strada. Ormai lo so bene e non m’incaponisco più.

Faccio un passo indietro.  

Sono di nuovo in Puglia. È ancora luglio.

Volendo ragionare in termini di desideri, di inconscio o superconscio, se preferite, era già stato deciso che dovevo cuocermi per benino quest’estate. A gennaio era già scritto… mica avevo desiderato andare in Abruzzo o in Val d’Aosta. No. 

Avevo prenotato in Salento!

Rapida carrellata dei doni ricevuti:

Il primo giorno per “caso” ci ritroviamo a Galatina a mangiare un boccone a La focacceria degli Orsini ed é amore a prima vista. Se vi trovate in zona andateci: é un posto magico. 

È come andare a mangiare a casa della mamma più amorevole ed accogliente che tu possa immaginare. 

Aldilà dell’oggettiva attenzione e bravura della cuoca, dalla scelta degli ingredienti al cucinarli in modo semplice e squisito allo stesso tempo, tutti i piatti sanno di amore, vibrano altissimi. 

Monica, l’artefice di questa magnificenza, ci accoglie con la dolcezza del suo sorriso e l’infinita profondità del suo sguardo, che mi ricorda quello di Osho. 

Poi conosciamo Adriano, l’altra anima di quel posto, un’energia diversa ma altrettanto gradevole ed accogliente.

Il Salento mi affascina. Ha un’energia potente: ne sento il potere del fuoco, dell’acqua e del vento. Acuisce le mie percezioni. 

I Salentini sono comunicativi ed accoglienti: mi ritrovo a chiacchierarci a lungo, eppure in genere sono più schiva e riservata di così. Mi sento a casa.

La Pizzica e la Taranta, non quella per turisti, ma quella dei Salentini tra loro e per loro é naturale, sincera, potente, trascinante, coinvolgente. Cosa darei per imparare a ballarle!

E poi c’è la festa delle Luminarie a Santa Domenica: lo spettacolo di luminarie più maestoso che abbia mai visto.

Ed ancora: le serate nel giardino fuori casa: dopo una certa ora si respira e si smette di sudare. Magari mangiando un bel pasticciotto freddo di frigo. 

Questo magari farà inorridire i Salentini, e a ragione. 

Li ho assaggiati appena sfornati e sono effettivamente da mangiare caldi, ma faceva troppo caldo per mangiare di giorno.

I giorni in cui una carissima amica si unisce a noi.  Festeggiamo insieme il suo compleanno, andiamo al mare, facciamo un bellissimo lavoro di tarologia. 

Ed ancora i giorni in cui si uniscono a noi mio figlio e la sua compagna. Quelli in cui, tra le tante, facciamo insieme una splendida gita in barca e il più bel bagno a mare degli ultimi anni.

Sulla via del ritorno ci fermiamo a Potenza, da una coppia di amici di Sangha. 

Due giorni di confronto e condivisione profondi e molto stimolanti. 

E due notti di sonno pieno con un bel freschino.

Ad agosto, tornati a casa, iniziano gli incontri e gli scambi con alcuni colleghi. Pochi. Quelli affini. L’alleanza con una coach in particolare, inizia a diventare particolarmente stimolante, prende direzioni piacevolmente inaspettate.

E nel frattempo le mail quotidiane con Mary Ann, la nostra comprensione così profonda, la nostra incredibile connessione telepatica, la nostra alleanza per aiutare John al meglio possibile nei suoi ultimi giorni, coordinandoci con una facilità straordinaria.

Il sentire quanto lei sia emozionata all’idea che io vada a stare un po’ lì, quanto questo le faccia la differenza in un momento così duro, è balsamo per le ferite della mia anima che sembrano non riuscire a rimarginarsi mai completamente. 

È un bagno di amore per una come me, a cui la cosa più affettuosa detta dalla madre é stata: “Mi sei sempre stata così utile.” 

Frase di cui le sarò grata per sempre, perché mi ha liberata.

Ed ora sono qui con Mary Ann e potresti pensare che é tosta e pesantissima ed invece non lo é. 

Ogni giorno mi dice che non ce l’avrebbe fatta da sola, ma non ci giurerei. 

È una grande maestra di vita, di dignità, di mindset positivo e proattivo.

Sì certo. Ovunque in casa ci sono i segni della malattia lunga ed invalidante di John. 

Negli ultimi due anni, Mary Ann non é nemmeno più riuscita a cucinare. 

C’è cibo scaduto da buttare e pentole da ricordare dove sono. 

Ci sono due anni di cose accumulate alla rinfusa e neanche un tavolo che non abbia pile di carte e documenti da ordinare e catalogare. Ci sono le cose di John da portare in chiesa.

Ci sono anni di stress e fatica da recuperare, ma già oggi, al mio quarto giorno qui, lei é più rilassata e luminosa. 

Mi ha detto che non vuole fare la vedova inconsolabile, né vestirsi di gramaglie.

Mi ha detto che finché é viva vuole vivere ed essere grata per tutto quello che ha avuto in cinquant’anni di vita insieme, che vuole ricordare solo le cose belle.

La cerimonia commemorativa per John sarà martedì prossimo. 

Mary Ann ha aspettato me per celebrarla. 

Le ho proposto un atto psicomagico: le ho proposto di scegliere un po’ di foto di momenti belli e di creare la sua galleria dei bei ricordi. Di scegliere anche i testi e i commenti che vuole inserire e io le monterò uno slideshow da condividere durante la cerimonia.

Qui la natura é superba, la sera fa decisamente fresco e la connessione eccellente. 

Lei é sempre stata uno dei miei angeli e poterle stare vicino e restituirle qualcosa indietro mi riempie di gioia.

Sono grata a me stessa per aver seguito il mio desiderio ed il mio cuore, anche stavolta.

Tutto il resto in un modo o nell’altro si risolverà al meglio. 

Non come avevo deciso e programmato. 

E forse anche questo lo renderà migliore di come lo avevo pensato.

E tu? Tu cosa hai ricevuto dal fuoco di quest’estate? 

La tua fede nella forza della vita fin dove ti ha portato?

Per ricevere materiali gratuiti sempre rinnovati

ed informazioni sulle mie iniziative

Iscriviti alla mia Newsletter

Questo Sito usa i Cookies per migliorare la navigazione. Pertanto continuando a navigare sul mio Sito Web gli Utenti accettano in piena consapevolezza l’uso di ogni tipo di Cookies e/o Trackers. Per ulteriori informazioni consulta la mia Cookie Policy

© Emma Salvati - P. IVA 03321320594

Made by Simonzosi